Npl: gli ultimi dati

Npl (Non Performing Loans): gli ultimi dati sulla situazione europea e italiana

• Notizie/Non Performing Loans (NPL)

 

L’Autorità bancaria europea (Eba) ha diffuso i dati relativi ai rischi del sistema finanziario in Europa (Risk Dashboard data). L’analisi ha preso in considerazioni i dati di 130 istituti bancari dell’Eurozona ed ha evidenziato che il settore bancario ha abbassato sensibilmente i livelli dei crediti in sofferenza, passando dal 4,5% dello scorso giugno al 3,6 del giugno 2018. I crediti deteriorati, o Npl (Non Performing Loans) – lo ricordiamo – sono dei prestiti la cui riscossione è considerata a rischio (qui tutti gli approfondimenti e le definizioni utili sugli Npl).

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’Italia ha ceduto crediti in sofferenza (Non Performing Loans) per 178,6 punti base nel corso degli ultimi 12 mesi, facendo diminuire il volume di Npl da 199,7 miliardi di euro a 159. Numeri alla mano, si tratta di 60 miliardi di Npl ceduti dalle banche italiane: oltre un terzo del totale.

A dare risultati in accordo con i dati Eba arriva anche lo studio realizzato da Banca Ifis e dedicato al mercato italiano: il Market Watch Npl. Anche in questo caso emergono segnali incoraggianti in merito alla riduzione degli Npl detenuti dalle banche.

Questi i dati dello studio: a luglio 2018 le sofferenze registrate ammontavano a 252 miliardi di euro (127 miliardi lordi di Npl ancora a carico delle banche a cui sono da sommare i 130 miliardi lordi già venduti negli ultimi anni, meno i 5 miliardi finora recuperati). Secondo le stime del Market Watch Npl, a fine 2018 le sofferenze lorde detenute dalle banche italiane saranno 105 miliardi e costituiranno circa la metà dei bilanci degli istituti di credito.

In breve, questa è la panoramica del mercato italiano: la modifica della normativa (D.M. 53/2015) che consente l’acquisto di crediti anche ad ADR ex art. 115 TULPS, ha aperto al settore del recupero crediti una nuova opportunità. Si possono acquistare solo crediti in sofferenza da banche o da altre controparti ma che siano classificati come insolvenze di fatto o di diritto. Sono quindi esclusi i crediti in bonis.

Con l’affacciarsi di grandi fondi e operatori sul mercato italiano si assiste però ad una forte competizione ed innalzamento dei prezzi di cessione. Un innalzamento dei prezzi rilevato anche nel Market Watch Npl, che parla di un +9% e +2% relativamente ai prezzi dei portafogli mixed e secured rispetto al 2017.

Indubbi i vantaggi per i soggetti che cedono Npl, siano essi banche o imprese, tra cui la deducibilità della perdita, il risparmio sui costi di recupero giudiziale necessari a giustificare la messa a perdita dei crediti e su altri oneri gestionali, la pulizia del bilancio e il miglioramento del rating e infine – ma non meno importante – l’introito monetario rappresentato dal corrispettivo della cessione.

Un dato importante su cui riflettere è rappresentato da quei 5 miliardi di euro recuperati da parte dei gestori dei portafogli. Questo significa, numeri alla mano, che sul mercato ci sono ancora 252 miliardi di euro di Npl da recuperare.

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